La mamma di Noemi , quella che chiama papi Silvio Berlusconi, si è infuriata contro la stampa accusandola di rendere una cosa squallida ciò che ha reso felice la figlia, ovvero la partecipazione del premier alla sua festa di compleanno per i diciotto anni.
Sapete che anche Veronica Lario è un pò infuriata per questo, perchè dice che Silvio per i suoi figli non è mai venuto ai compleanni.
La questione è in sè all'apparenza abbastanza banale, eppure invece entrano in ballo molti dei discorsi che facciamo sull'educazione e la formazione di adolescenti e giovani e sulla responsabilità degli adulti.
Condivido in parte quello che scrive Elsabetta Fedrigotti Bossi sul Corriere.it, quando dice che i nostri figli sono senza maestri e con padri e madri che non sanno insegnare e sopratutto offrire valori ai propri figli.
Sono molto meno daccordo sull'insegnamento religioso, a meno che non si voglia davvero dare una istruzione sulle dottrine religiose e non l'accettazione fideistica.
Mi pare infatti una pura ipocrisia, comune a noi adulti, quella della mamma di Noemi che grida alla scandalo per le considerazioni della stampa sulla figlia.
Non ha forse visto le fotografie della figlia, o forse le ha pure approvate e suggerite.
Forse sta solo giocando una maschera, perchè è indubbio che tutto questo porterà pubblicità alla figlia che vuole entrare sicuramente nel mondo dello spettacolo, passando dalla ormai solita porta, quella rapida e veloce, quella in cui non importa quello che sai fare, quella in cui conta chi ti presenta e chi ti sostiene.
In questi giorni stiamo proiettando Caterina va in città, film di Paolo Virzi, non eccezionale ma esemplificativo dell'ipocrisia degli adulti, lo stiamo facendo nell'ambito di una rassegna che attraverso il cinema parla delle relazioni tra adulti e ragazzi, tra genitori e figli.
Su quel film gli adulti, i padri e le madri, fanno davvero delle figure barbine, dimostrano tutta la loro ipocrisia, sono assenti e quando ci sono mostrano tutta la loro fragilità e la loro inadeguatezza educativa.
Concordo anche con la Fedrigotti Bossi quando fa riferimento al futuro che lasciamo ai nostri figli, sulla mancanza di un futuro e sull'incapacità di di sperare e lottare per un futuro diverso.
Un futuro dove non conti avere un "papi" potente, ma il merito e la competenza.







1. Franco Giannini, Giovedì 30 Aprile 2009 ore 16:27
Se penso che la famiglia altro non è che una delle tante cellule dello stato, mi viene i brividi al pensare, che noi come Società, siamo guidati da certi individui, come il "papi" che non sanno condurre onorevolmente e dignitosamente neppure il proprio menage famigliare. Ciò è come affermare, a proposito di cellule, di avere nel corpo...statale, una metastasi, che con pia rassegnazione accettiamo (?), fiduciosi in quella guarigione che solo una compressa di aspirina ci può dare.
2. Andrea aka Pollicino, Giovedì 30 Aprile 2009 ore 20:41
Caro Franco è una metastasi piuttosto diffusa, che rischia di infettare tutto il corpo dello stato.